Nell'ultimo periodo i trasporti venivano effettuati con gli autocarri adibiti al trasporto di bestiame. La mia famiglia ha vissuto entrambe le esperienze: fino all'ultima guerra nella nostra alta pianura, nella zona di Rivalta, Botteghe di Albinea, Chiozza; dal dopoguerra tra Pisa e Livorno, nella zona di Tombolo. La transumanza in pianura, pur piu' vicina a noi, presentava maggiori difficolta' sia per il clima piu' rigido sia perche' il pastore, al di la della azienda agricola nella quale in qualche modo si "accasava" nell'inverno, entrava spesso in conflitto con alcuni dei tanti proprietari, mezzadri e fittavoli dei dintorni, nei cui terreni era "costretto" a pascolare per le necessita' del gregge. Va sottolineata l'estrema poverta' ancora presente nel reggiano in fasce di popolazione contadina fino alla meta' del secolo scorso (si pensi ai “casanti” o ai mezzadri della zona collinare), e che quindi i frutti del terreno erano beni preziosissimi. Nei loro confronti il pastore, pur certamente non benestante e costretto ad una vita di disagi, viveva senz'altro in condizioni migliori. Meno complessa di norma era la trasferta in Toscana, per le diversa struttura sociale ed aziendale di quella realta' agricola. Innanzitutto una minor "fame" di terreno, dovuta alla presenza da sempre della economia legata ai porti e alle attivita' marinare, e dagli inizi del novecento di poli industriali, con assorbimenti notevoli di manodopera. In secondo luogo per la presenza di grandi tenute di proprieta' privata o pubblica, condotte con mezzadri e fittavoli, dove solitamente alcuni pastori (rappresentati dal "vergaio") prendevano preventivamente accordi con il fattore, e sulla base di un canone di affitto concordato, trascorrevano l'intero inverno presso la tenuta sfruttandone terreni e fabbricati, in un contesto sociale e ambientale migliore rispetto alla nostra pianura.

Gli indubbi vantaggi economici della transumanza avevano un riscontro sociale negativo per il lungo periodo di lontananza da casa, lo smembramento delle famiglie, i disagi nel caso di figli in eta' scolare, ecc. Impensabile nell’era del videofonino, alla lunga assenza si sopperiva con gli scambi epistolari, condizionati dalla padronanza nello scrivere del mittente, ma anche dalla disponibilita' di carta da lettere . Alcuni anni fa, nel sottofondo di un como', ho trovato diverse lettere, spedite dal "30 al 40" dai luoghi di transumanza e da Montecagno. Sono lettere semplici ma bellissime, vergate in bella calligrafia, dove chi scriveva riportava, oltre al proprio stato di salute e dei membri della famiglia che aveva appresso, per un verso le condizioni del "capitale" assegnato e le difficolta' incontrate, per l'altro verso le notizie riguardanti i lavori in campagna ed in generale il paese. Va sottolineato che la transumanza, pur tra le difficolta' e i disagi riportati, aveva anche aspetti sociali e culturali positivi: il pastore veniva in contatto con il mondo esterno, (rispetto all’agricoltore il cui orizzonte spesso includeva solo il paese ed il mercato settimanale), con altri usi e costumi e le novita' del tempo; le lunghe ore passate a guardia del gregge davano l'opportunita', a chi lo desiderava, di dedicarsi a qualche lettura. Di questi scambi e arricchimenti culturali di grande interesse sono stati quelli con la Toscana (basti pensare alla tradizione dei "maggi"), a cui il nostro territorio e' sempre stato legato anche per ragioni storiche, partendo dalla contessa Matilde e fino alle propaggini toscane dei domini estensi. Credo che uno dei maggiori obiettivi che dovra' perseguire il nuovo Parco Nazionale e' appunto quello di riproporre la "centralita' " della montagna nei due versanti del crinale, dopo che la concentrazione delle attivita' nei fondovalle e nelle aree di piano e la nuova viabilita' li ha relegati a estrema periferia emiliana e toscana, con tutto quello che ne e' conseguito. A conclusione, nella consapevolezza che il mondo legato alla transumanza si e' dissolto, ritengo tuttavia ci siano ampi spazi e prospettive per la ripresa dell’allevamento ovino stanziale da latte in montagna, se legato a produzioni di alta quakita', per le quali riveste grande importanza quanto trattato in questo incontro, in particolare il recupero della razza autoctona Cornella bianca e l'approvazione della DOP sul pecorino dell'Appennino reggiano.